La scala delle temperature

6 Ottobre 2010

“Il freddo della vocazione estetica, potremmo dire, è il risultato di una conversione somatica. Ora, qualunque possa essere il pericolo immediato di questo spostamento (che può sfociare nella sterilità), la cesura che la malattia nervosa introduce nella vita di Flaubert equivale alla morte di un primo io passionale e alla nascita di un secondo io, che vive, sente, desidera e, al tempo stesso è assente da sé, ironico spettatore della propria vita. La morte, il freddo, la vocazione artistica, lo spirito riflessivo, l’ironia, il riso su ogni cosa, si rivelano dunque strettamente solidali e interdipendenti.” (pagina 46)

“Il caldo di una bella giornata. Il freddo del bisturi. Un problema resta aperto: quale parte hanno le “idee acquisite”, le formule precostituite, nelle parole e nelle immagini che esprimono le sensazioni corporee? Poi un altro problema, di segno contrario, viene pure alla mente: quando la stupidità si infiltra in ogni comportamento, in ogni discorso, c’è un livello che ne resta immune, e che potrebbe essere, precisamente, la sensazione, la conoscenza cinestesica del corpo da parte del corpo stesso: al di qua delle parole, nella sua stessa inarticolatezza, il linguaggio del corpo non potrebbe essere l’unica espressione umana non contaminata dalla convenzionalità e dall’insulsaggine? Ma questa verità dei sensi così prossima alla muta verità delle cose, quale forma potrà trattenerla e comunicarla agli altri, varcando i limiti del corpo individuale?” (pagina 54)


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Miseria e splendore della Traduzione
Medea - Christa Wolf -

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