la ragazza china sul corpo del giovanetto
La voce profonda dell’io non è un fenomeno di acustica. Perché l’io non è struttura intermedia.
Nessuno può essere considerato una via di mezzo. Un crocicchio magari via! Un incrocio, verosimilmente! Il centro di un esistenza precaria quanto si vuole, ma siamo un io non evanescente.
Dura è la materia della nostra ombrosa sostanza e splendenti le lave misteriche che ad ogni soffio si diffondono alle pendici del cratere che siamo in mezzo a pianure di sconfinate prevedibilità.
Scende la voce dell’io all’altezza della sua generazione e cala la voce dell’essere umano che non grida più però diventa autorevole.
Scende a prendersi il miele della felicità residua. Tutto gli viene concesso. Per la rassegnazione negli occhi. Per il raggiungimento nei toni.
Siamo tutti brusii. E parliamo la bocca sull’orecchio l’uno dell’altro. Nessuno saprà mai. Solo la scienza curiosa. E la ragazza sul corpo del giovanetto.