la gioia dei giorni di riposo
la gioia dei giorni di riposo
Allo studio quotidiano sfuggono cose su cose. I movimenti sussultori della superficie del mare qui di fronte agli occhi – nella gioia del riposo – sono una successione di tante realizzazioni che vanno via. Variazioni possibili e successivamente escluse. Conservo l’affetto attento per i pensieri mi dico che è portarsi eretto ed elegante come niente fosse sulla schiena dei cavalli arabi e ruotare di poco i polsi per scendere leggeri.
‘ Non potrà mai essere per l’eternità…. ‘
Però cominciammo e dopo continuammo a studiare in moltissimi. Lo studio della medicina è un inchino cauto sulla ferita della malattia che colpisce da dentro indistinguibile dalla lesione inferta dall’esterno perché ci si persuade che invece bisogna fare la differenza. Comprendere le piccole cose che non sono uguali. Dopo trent’anni però l’interesse è per l’attività mentale che dice i nomi di pensieri che designano cose difficili, ambigue. L’interesse è per quei suoni che sembrano essere identità di quanto è realtà di pensiero che corrisponde a una totale privazione di cosa nel mondo.
‘Un vassoio di ceramica bianca contiene zero mele: quante sono zero mele?’
Se sono gli anni che hai annullato in rapporto al numero impreciso di soluzioni efficaci che avrebbero potuto esserci zero è una relazione tra assenza e malattia. Zero di sicuro è quello che ancora si può dire e che sembra possiamo continuare a ripetere per un sacco di tempo. Si apre come un arancio alla proposizione della filosofia ma non determina in tutti angoscia del nulla perché per alcuni c’è una differenza. Zero è una cosa del pensiero. In molti cominciammo a studiare per distinguere il male che deriva dall’interno dalla lesione quasi identica derivante dalla lesione esterna. Allora posso provare a distinguere continuando il lavoro di trent’anni: zero è una sintetica testimonianza e l’elenco a memoria di tutto quello che viene sottratto mentre non c’è ancora. E’ la somma dei corpi nel campo della strage delle aspettative. E’ un suono facile che in origine era zefiro, cifra, diavolo cornuto: i numeri con lo zero prodotti del maligno. Zero mele, amore, legami, complessità è denuncia categorica giudizio inesorabile e affermazione.
‘In termini matematici è una cifra assolutamente esistente’.
Le cose nel pensiero incessante sfuggono continuamente secondo una loro realtà simile ad una cifra cornuta maliziosa e infida. Resta zero la mente quando la musica del linguaggio annota che l’attività psichica origina nella materia senza mediazione di allegorie o metafore. Studiando il sonno e l’attività dell’addormentarsi ogni notte si può dire che senza le cose la mente è ridotta alla potenza del silenzio quando si arresta il movimento e la mente si inonda di figure di amore alla fine della guerra atomica quotidiana. Scivoliamo nel sonno in un attimo di perplessità inavvertita per l’inversione di traiettoria dell’onda nella risacca dei balli collettivi. La danzatrice si arresta all’improvviso e allo zero fotografa: nell’istantanea si nota bene il disappunto sincronico del manierismo settario dei discepoli. Lo zero è un tempo e l’apertura di un obiettivo neutro che non aggiunge nulla all’oggetto rivelando l’inerzia della fisiologia muta dell’immobilità. Talvolta mi è parso di cogliere negli occhi perplessi dei nemici di zero il fallimento della ricerca di gratificazione. Ricerca di una appartenenza ottenuta facilmente per stupidità.
‘Zero è . Non significa.‘
Nel vassoio grigio perla ci sono zero oggetti perché all’origine del pensiero e del tempo oggetti non ce n’erano. La nascita non concede il soggetto come oggetto. Io penso la polvere ceramica della biologia che sfuma oltre l’angolo di casa. Poi il fragore di una banda di veri diavoli e siccome non c’è alcuna figura retorica all’inizio né vale la pena di introdurne in seguito prendo baci e carezze provenienti dal fondo acustico del mondo. Prendo riflessi dalle parabole delle alte energie della fisica nucleare.
‘Veniamo dopo di noi’
Si parla dall’arco della sella e con i piedi nell’acciaio si guarisce la patologia dei discorsi storti. Si chiama cavalcata di disciplina quando uno ha il corpo sempre in procinto di volare e nel non capacitarsi di un volo che mai avviene impara a fidarsi. Il tempo è nel movimento di sussultare alle spinte. Chiedi alla ragazza e ti dirà che non molto altro conta: noi non si conta perché
‘Non si dà il soggetto come oggetto mai’ -ti dirà – ‘all’inizio della vita’.
Dopo è e si dà il soggetto come oggetto con facilità però non porta una sola soluzione se non un inutile chiacchiericcio. Se chiedi alla ragazza quando non è contenta:
‘Non c’è soluzione…’ – ripete e poi aggiunge implorante ‘…nel vassoio zero oggetti ascoltano l’infelicità degli scontenti e in coro tutti quegli zero cantano. Senti !! ‘
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