la forma di quello che resta

“La Voce (dei maestri)”
©claudiobadii
per
OPERAPRIMA
Ciò che va bruciato è più del resto. Il resto prende una forma. Una linea sottile nel mondo bidimensionale di “Flatlandia”. Il reverendo Abbott e i pinguini, penso: dato che si è scoperto, con gli infrarossi, che questi animaletti diventano più blu del blu. Il freddo non attraversa la loro pelle perché essa ha una temperatura inferiore della temperatura esterna. La soluzione è all’opposto di dove si cerca. Bisognava dunque opporre al freddo un freddo ulteriore.
È questa la vera natura della linea che separa dal bianco la figura sul foglio. Nella fisiologia della visione, la stimolazione del nero non è neutrale: eccita i circostanti recettori per il bianco. Il nero si serve del bianco per vantarsi di sé, per restare nero com’è. È una corazza e una mimesi. L’amore, turbinando, si veste di algida eleganza per rafforzare la propria linea di condotta. Il nero è il calore, il bianco è la neve e il gelo. Il candore, anch’esso, si ammanta di entusiasmo di facciata, nella placida sfilata degli abiti bianchi alla comunione. Le conversioni scavano solchi di temperatura. Ognuno sosterrà che la vita stia dalla propria parte. La lezione dei maestri risuona nell’aria. I volti sono scolpiti in una mimica immobile, statuaria. Ci resta di sapere, tuttavia, che il trucco dei pinguini non può riguardare i piedi e il becco.
Ciò certifica che, dove si ha freddo, restiamo in rapporto a rischiare il viaggio e la voce.
Categoria: Ricerca