la conquista della luna

Dal 1904 con il “Fu Mattia Pascal” al 1923 con “La Coscienza di Zeno” si apre la parentesi del romanzo moderno in cui la narrazione ha al centro le vicende psicologiche dell’io più che la sua vicenda storica. La storia arriva dopo come ricostruzione ragionevole, approssimativamente razionale, di cose accadute al protagonista per via di certe convinzioni del tutto separate dalla realtà necessaria: legate tra loro da una forza intima e casuale.
Casuale: vibrante, luccicante, sussultoria. Rifratta e diffratta: un bastoncino immerso nell’acqua. Il soggetto che oscilla di qua e di là dal punto di frattura (deviazione). Fuori dal mare. E nel suo percorso storto, quello che ha il fascino della dislocazione però è virtuale ed ingannevole. La legittima esistenza dell’uomo è una interrogazione taciuta: il romanzo svolgendosi resta salvo, incorruttibile.
Il soggetto rifratto e rimandato a altre plausibilità non è una riflessione speculare, semmai è quanto potrebbe anche essere. La rigidità freudiana, alla luce della soggettività antistorica del pensiero, perde forza. Le scuole della allegoria interpretativa si esauriscono. Resta vero, di tutto quanto, che la norma del pensiero ora riguarda anche il sogno.
La luna è conquistata, ma come cantare nell’aria tanto più leggera? Nello spazio con poca quantità di gravitazione che fine farà il suono? Se ti chiamerò non è forse che, per disgrazia naturale, tutta la passione se ne andrà dove non sei? A dio? E allora addio…. Ecco l’idea che viene di fronte al metodo senza teoria.
Per distrazione guardo la ragazzina che ha lasciato correre via per un poco le nuove amiche: vorticando lei, ora, attorno ad un altro centro di gravità: il triangolo di una neonata sotto gli occhi affettuosi di una madre ed un padre poco più che adolescenti. Eccola mentre si avvicina a guardare come essi sappiano vivere docilmente.
Racconta. Si torna a scuola. Chi sono i fratelli e le sorelle. Le commedie scolastiche e il gioco. Le terre promesse. Altro ancora. Il futuro è nella dolcezza sul viso. Ha una maturità precoce e una perplessità. Si chiede se si capisca il troppo dolore che l’ha portata fin là, attorno al punto dove il cuore si era quasi spezzato. Perplessa si è avvicinata per sapere se il cuore si può aggiustare. Se si aggiusterà tutto. Se oggi e la cura.
Nomade nella sala ostetrica è appena nata nelle mani grandi e sicure di questa piazza con le fontane e le giostre. C’è un mondo al riparo dalla coscienza, dove l’incanto iniziale viene immediatamente preservato. La bambina è il moderno romanzo sensibile. La storia è stata sempre troppo dolorosa e non può negarla. Ma deve ristabilire la salute e racconta con una mano sulla mano del neonato.
Il ramo spezzato virtualmente dalla immersione nella letteratura è ancora importante elemento ortopedico per la vibrazione del pensiero. Si deve resistere. In luogo delle conclusioni sto servendomi di te amor mio. Sei il ramo non secondario di noi l’usignolo, la lenta uscita dalla notte che si anticipa. Sto con te filtrando tra i fogli fradici di inchiostro. È inchiostro ovunque. È notte in ogni luogo durante il canto.
Ci sono ancora possibilità. Cerco di progredire evitando identificazioni con figure geniali. La bambina persegue il proprio presente. La sua storia lentamente tornerà fisiologia del pensiero e vicenda di malattia d’abbandono poi guarita. Potrà avere notizie su come vanno le cose attorno al triangolo amoroso di un neonato tra genitori poco più che adolescenti che lo tengono come un regalo.
È del 1900 “L’interpretazione dei sogni”. La teorizzazione dell’impianto mitologico del pensiero non cosciente è una falsità medica.