la bellezza che va da chi la vede
Non si impara a smettere di sentire. Ci sono cose senza conclusione. Può esserci una fine ma non sempre nel pensiero si realizza la slegatura dei nodi o il dissolversi della compattezza della carta di riso che è la nostra pelle.
Tracce di inchiostri su pergamene è pensiero. Stele di pietre levigate è un corpo.
Così composti di carta e pietre non viene in mente il fiume delle carpe dorate? Così pensati non siamo degni di amorevoli cure?
Perché infinitamente ci perseguitiamo?
È per la nostra invitante fragilità che realizziamo lo spreco di poca violenza nel distruggere la grana fine dei fogli leggeri di cui sono fatte le nostre anime sovrapposte?
Una tanto bella conformazione dell’essere in tal modo ‘umani’ forse ci provoca a voltarci contro questa natura?
Che è troppo evidentemente immorale, troppo sottile, troppo indecentemente semplice, troppo nuda … tanto eccessiva insomma da deludere ogni desiderio di pensare ogni altro come univoco oggetto d’amore?
Natura infedele della bellezza che va da chi la vede?