irrazionale numero 5
gif animata
”la soglia”
(collezione privata)
La mia vita. Dico meglio. Senza te la mia vita Ignobilmente andata. Poi te. La Rivoluzione Nobiliare. Noi separati: per amore di dio non diciamo mai più sciocchezze. Noi separati: droni ciechi. Che nessuno provi domande in assenza di te. È il testo della recitazione mattutina. Più precisamente: un’orazione.
Dal davanzale del paradiso sgorga l’alluvione (profluvio) di sguardi consenzienti. È la platea delle divinità. È l’eccesso di umidità di un sentire superficiale. Gli dei bugiardi fingono. Senza te il divino è la finzione che è. Gli ospiti, dei in rassegna, nonostante potrebbero arrogarsene il capriccio, non fiatano.
Sopra gli abbaini del teatro il sole medesimo figura neutrale. Non prende parte. Irradia. Ammanta: comprimario e comparsa che si fa attorno.
Da tutto questo generale defilarsi di natura morta e pensiero divino capisco che oggi non ci sarai.
Non è un calcolo del destino. È mancanza del plot. La sceneggiatura si è ridotta al palcoscenico di fronte al quale la platea delle divinità sbadiglia compunta.
Io mi sistemo sullo scalino alto della soglia (la soglia di questa casa è una scala di diciotto scalini di pietra originariamente bianca). Mi siedo piano. Il corpo allude allo sfarzo di un’età poco raccomandabile. Tramonti sfolgoranti. Legno di una nave corsara. Fasciame buono. Tek annerito. Acqua. Luce. Sale.
Irrazionale numero cinque: essere senza te.
1 commento
Da Treccani, on line:
“Fatico bestialmente a liberarmi di queste prime pagine orribili che pure mi servono a mettere in moto il plot”(Arbasino).