Il tradimento con una donna bellissima

19 Gennaio 2012 Lascia il tuo commento

 

http://claudiobadii.altervista.org/wp-content/uploads/2012/01/pensaie.jpg

Il tradimento con una donna bellissima

 

La Duna de Pyla. Dipartimento della Gironda. Francia. Uno deve pur avere un illusorio punto di riferimento. Pur sapendo che è illusorio. Sapere della illusorietà del proprio punto di riferimento non è relativismo. È semmai aggancio all’unico altro punto originario di qualsiasi pensiero: il sospetto fondato dell’esistenza di un ‘altro’. Il discorso d’amore è il più apprezzato e desiderato sempre. Perché il discorso d’amore è una duna bianca tra foresta e mare: un sospetto fondato infinito e concreto. Prossimo e straziante. Il senso drammatico, della questione etica della conoscenza, è quanto l’altro incida nei nostri pensieri. Quanto possa, o gli sia consentito, o gli debba essere riservato di diritto, di essere un intruso amato. Quanto siamo in grado fino in fondo di lasciarci prendere dal discorso morale così inteso. Psicoterapia di gruppo e rapporto privato. Coscienza di appartenenza, delega irresponsabile all’arte delle nuvole, alla  rigida morfologia della fiaba implicita nella narrazione pubblica collettiva. Ma anche identità esclusiva del soggetto che ricorda e dimentica alternativamente la propria origine e collocazione sociale. Il proprio tornaconto e la svantaggiosa dolcezza delle intese  sono le braccia di un dilemma che ti cullano.

Una folla che dicesse la stessa frase non fa alcuna conoscenza. Forse un annuncio a proposito di quanto succede. Poi ci vorranno gli anni per verificare la competenza. Se il discorso amoroso è anche un discorso sull’amore non è chiaro. Non è chiaro quanto l’azione dell’affetto, che ci fa parlare, ci permetta anche di esprimere qualcosa che non è solo personale. Il discorso sull’interpretazione si era arrestato sulla duna della certezza: sapere che il ricordo che diventa sorriso è la traccia mnesica che potrebbe somigliare alla vitalità della nascita. Un modo della frase di riconoscenza intesa come capacità di ricreare una condizione precedente. Che diventa effetto somatico piuttosto che consapevolezza di una storia. Il sorriso come conseguenza mimica riassuntiva di una immagine che è immediatamente movimento e idea. Ma anche mutismo e silenzio. E diventa i propri passi incalzanti verso un angolo del tavolo, nel punto esatto in cui si erano appoggiate le palme delicate di lei, anni fa, mentre ci guardava disposta a ‘tutto’ quanto fosse stato necessario. Per noi.

Per interpretare bene non devo dire colate di cemento che sprofondino nel cuore della rena, ma innalzare una duna sopra tutto. Negli anni a partire da una scoperta(*) si erige o si scava. Vorrei che si fosse potuto erigere, seppure seguendo il miracolo della natura fredda e opaca. Erigere senza arroganza. “Se ti amo non devi fare altro. Non è una richiesta quando dico di amarti, è una resa. Riposati“. Ora che tutto si dipana e il gelato cola sulle mani senza che io mi preoccupi più di un ordine, adesso, per questo modo del tempo di colare dalle labbra sulle mani e anche a terra alla punta delle scarpe pulite, adesso non c’è più la preoccupazione. Semmai la ricerca vera senza alcun punto di riferimento esterno. C’è solo scrivere ogni tanto. Provare a rileggere appena, giusto per serrare le suture con l’asepsi di una minima punteggiatura. Le ferite brevi. Le incisioni decise. Il chiaro. Il nero. Il buio caldo delle palme delle mani sul ventre perché è forte la vicinanza e non c’è aria tra i lembi della pelle tua e mia. Il pensiero che non fa altro che derivare e determinare.

Ma ecco. Non era la Duna de Pyla. Non era il Dipartimento delle Gironda. Non era soltanto questo enorme volume di sabbia chiara. Non era soltanto la massa bionda dei capelli di una sirena che dorme lasciando che noi possiamo giocare lassù. Erano sempre pensieri. Sono sempre pensieri la realtà delle persone. Difficilissimo perché per capire bisogna trovare la dignità del tragico. Il senso del dramma. Bisogna opporsi alla stupidità. Invocare quei pochissimi rapporti in cui non ci sia da parte degli altri un tornaconto personale. Non ci sia la ‘resistenza’ potremmo dire. Bisogna dichiarare la morte naturale del padre. Che non è stato ucciso. Soltanto è che alla fine non ce l’ha più fatta a restare vivo in noi. Che ci siamo trovati a disposizione un linguaggio che non era più l’eco di comandamenti e consigli.

La scoperta che diceva ‘prima fare l’amore con la madre poi uccidere il padre’rende in verità inutile l’omicidio. Ora bisogna che dica che senza la genialità affettuosa di un grande scrittore non avrei saputo comprendere la proposta difficile e poco articolata all’inizio, di una scoperta. Il tragico e il dramma che per amare una cosa vera bisognava passare dall’amore per una cosa solamente bella. Bellissima. Bisogna anche dire che ero andato a cercarmelo il tradimento con la bellezza. Che ho fatto benissimo. Che era con questo il tradimento.

‘Pensare come destino’ – Aldo Giorgio Gargani – da “Filosofia ’87” a cura di G. Vattimo – Laterza Edizioni.

“Noi non pensiamo il vero, se questo volesse significare che pensiamo qualcosa di incontrovertibile e eterno, ma la circostanza che non pensiamo il vero, non significa che noi non possiamo pensare veramente.”

“In un certo punto temporale della vita, un uomo si accorge che egli è il modo in cui è stato guardato dai suoi genitori e che porta su di sé, come se fossero iscrizioni incise sulla sua persona, gli sguardi del padre e della madre. È nel punto temporale di questa scoperta, che si compie l’esplosione della sua esistenza e ora egli getterà in modo vertiginoso sul tappeto tutti i suoi problemi. I problemi c’erano anche prima, ma non erano ancora ragioni che si potessero denunciare o rappresentare, perché essi erano piuttosto cause oscure del suo comportamento come se egli portasse iscritta sulla propria schiena una frase che naturalmente egli non sa leggere. E poi, ad un certo punto temporale della sua vita, egli scopre che i tratti della sua persona sono il modo in cui egli è stato guardato dai suoi genitori: è come se per la prima volta riuscisse a leggere la frase che era scritta sulla sua schiena; si è come dovuto rivoltare su se stesso per leggerla; e ora diremo che ha compiuto un’autentica acrobazia e che può cominciare a leggere e a interpretare sotto la luce che non si è accesa istantaneamente, e che è piuttosto l’illuminarsi dello sguardo dell’infanzia dalla quale proviene. Egli riesce a vedere perché da quella luce lontana si riverbera sul suo volto lo sguardo da cui è stato guardato. E’ da questo punto temporale che si dischiude la passione del pensare, e precisamente quell’energia passionale del pensiero nel quale la ragione non sta da sola e la passione non sta da sola; piuttosto la passione è originata dalla riflessione che a sua volta è motivata dalla passione, e ancora così, lungo una spirale senza fine.”

note: (*) il solito 1972, il solito “Istinto di Morte e Conoscenza” , sempre M. Fagioli…. e si veda tutto quanto precede il seguente articolo.

 


Per una critica del contenuto e del desiderio
L’amore a memoria

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.