il segno geroglifico di ‘onestà’
Attraversa la ragazza vestita di vivaci colori. Di numerosi colori vivissimi.
Molte sono le persone che richiama alla mente. Seppure monocromatiche su fondo bianco.
Camminano insieme in disordine su una grande piazza.
I grandi spazi urbani sono aree chiare su carta lucida degli architetti.
Tutto è accompagnato. Posso far assomigliare ogni cosa al meglio che conosco.
Senza più guerra il mio torace è divenuto trasparente.
La figura non è cambiata molto però io dico che è oramai trasparente.
Ampio il mio respiro è l’area poligonale irregolare sul lucido disteso sul tavolo dal progettista.
Ampio è il respiro dopo un lavoro di quarant’anni disteso sul calendario.
È un geroglifico di mille figurine sparse sul marmo della sala grande del re.
Gli architetti del faraone hanno per occhi sottili fessure di felino. Linee appena incurvate come ali.
Io chiamo onestà la piazza di riposo su cui ho ideato panchine di marmo poroso rosa e grigio.
Sono divani e poltrone. È il geroglifico che riassume l’idea di setting. La tempestività indispensabile.
Da trentatré anni chiunque può vederla. Non si è nascosto nulla. È sempre non casualmente in cima ad una scala solida.
Il marmo delle scale è sempre stato bianco. Lattescente.
Delle interpretazioni non è stato lasciata testimonianza scritta.
Esse sono sempre soltanto espressioni sintattiche per segnare il tempo. Colori diversi sui tronchi.
No. Non per ritrovare la strada. Ma perché l’idea di una foresta maliziosamente colorata mi toglie ogni nostalgia.