I propri simili

“per gentile concessione”
Futuro è amore futuro, passato è amore passato, presente è lei ora. Il resto è attesa, preparazione, fortificazione, convalescenza, ionosfera: e ali e piume.
Il tempo è la freccia scagliata da dio. Provoca turbamento nei pensieri e scuote i corpi nel sonno.
I sassolini lungo la spiaggia stanno in successione casuale lungo i fianchi delle giornate. Leggo nomi di specifiche persone sulle facce irregolari: bianche, grigie, rosa, rosse, antracite, nere, azzurre, sabbia, verdi.
Schizzano rotolando ad ogni onda.
Incontri non trascurabili. Passioni di un abbraccio. Perdersi per un’allusione. Amarti per sempre ora che non c’è più abbastanza sempre da prometterti e risolversi e in silenzio scostarsi. Far finta di aver capito per fuggire il ridicolo.
Disegnare corpi e volti poi distruggere le figure, scegliere il cubismo poi l’astrattismo poi l’arte concettuale per non svelare passioni tardive. A un certo punto, dopo lunghe traversate, nel mondo nuovo, su un triangolo di specchio sufficientemente grande seppur non intero, si prendono ciocche ribelli di capelli e si tagliano da noi, ridendo al frammento di volto riflesso nel frammento lucido e tagliente. È il sorriso della solitudine.
La somma degli angoli interni del triangolo tra le dita non torna mai uguale a se stessa. L’amore non entra mai esattamente nella figura piana.
Allora nasce l’idea della scrittura. Una linea frastagliata che esprima l’irriducibilità della vita mentale a qualsiasi forma di rappresentazione figurativa che abbiamo mai escogitato.
Sassolini colorati lungo i fianchi del giorno. Tunnel che portano a relazioni erotiche, geroglifici: espressioni della divinità dell’uomo, scritture dell’invisibile della mente sulla materia bruta per resistere a tutto evocando alla passione reciproca i propri simili dispersi e silenziosi.