grammatiche poco studiate
Tu mi sei. Come non tutti mi sono. La professoressa di lettere non mi trasmise alcun sapere a proposito di una gerarchia dei pronomi personali nelle loro forme dative.
Studiando ho estratto da solo questa scarna locuzione.
Tu mi sei dice che tu sei a me. Non dice cosa sei per me. È espressione verbale di una posizione che prendi rispetto a me. Cioè che io faccio prendere a te nel mio sogno.
È il regalo di Natale che sto preparando. Di questi tempi sto attribuendo alle persone amatissime un posto alla tavola della notte. Non so bene quali principi mi guidano. Ma sono decisioni di senso grammaticale. Non i grandi sentimenti. Piccole cose.
Così per queste insignificanze decido come esse si dispongono attorno a me nell’apparecchiatura dei sogni. Quale gerarchia disegnano sul cuscino. Non importa che poi vengano o meno a tavola.
Con loro che mi sono dividerò le nuvole della torta della vita cotta ogni notte differente.
Tu mi sei. Dopo tanti anni. E con te altri mi sono. Pochi mi sono in questo modo come mi sei tu. Fortunatamente,
E io spero di essere a te nello stesso modo. Che tu mi sia significa che esiste l’angolo esatto di una nostra reciproca inclinazione. Tu mi sei.
Sei dentro il cono di luce della mia possibilità di capire. Che è il limite entro il quale, e non oltre, io posso amare.