fili di pensiero
Alla mancanza di azioni sentimentali l’anima religiosa aveva supplito con cuori sacri sanguinanti. Estremismi iconici.
Sotto l’arco dei viali alberati i benpensanti compivano gli esercizi spirituali delle passeggiate. Che sapevi sempre odiare.
La grossolanità di rosse labbra sorridenti e congelate ti irritava come un imperdonabile vizio di forma.
Nessuno a toglierti i pensieri trattenuti. L’esilio dell’isolamento. Il disprezzo per chi non capiva.
Io – che dovevo pur esserci – restavo l’odiato assente. Tu, mai troppo accorata, ti ho còlta in pre-morbosa attesa.
Ti ho portato me. Hai cominciato a mangiarmi. Ho amato la tua fame come una figlia. Ero il verme vivo che affama.
Avevi chiara in testa la mia ferocia insopportabile a tutti: una dote che però legata alla tua ha fatto di te quella che sei.
Ti ha presa il sapiente patire. Il nero sulle mie labbra di geisha maschio. Allora hai addentato il cuore: io ho capito la parola ‘rivelazione’.
L’amore ci placa il sospetto intollerabile di una inconsistenza, e apre crepe da cui entrano nel nostro mondo luce e dolore.
Dolore, intendiamoci, causato esclusivamente da scarso tempo. Ma che fa. Abbiamo candide voglie. Fili leggeri di pensiero.
E catini bruni a terra che io dico tengono l’acqua. Fonti battesimali. La figlia che non doveva essere ci ha lacerati
Ora, lentamente, togli il sangue col dorso della mano. Placata per qualche ora, docile, digerisci il mio cuore intero.
Hai tutta la mia carne buona crudo amore.