esso comincia ogni volta di nuovo alla sua fine
Da questa parte della scultura si mostrano i segni della sospensione della mano operatrice.
Sto dalla parte del completamento dell’opera, sulla linea ben disegnata della resezione che estrae la figura dallo spazio circostante, a godere il senso di perfezione della sutura, a immaginare una ulteriore esattezza, a perseguire la perfettibilità, a procrastinare una più convincente conclusione, dato che una conclusione è sempre troppo in anticipo su quanto ancora si potrebbe (e dunque si dovrebbe) fare d’un’opera d’arte.
Al di qua del taglio -(un taglio è un ingresso come si sa..)- appoggiato allo stipite della porta appena accostata, calcolo la misura della lama di luce che, dall’interno della stanza invasa dal sole, taglia me da capo a piedi estendendo l’atto operatorio -(che ha realizzato il capolavoro di figure)- fino alla carne viva che è, se mi si vuol concedere, un amante in ghingheri di silenzio e imbarazzi.
Al di qua dell’azione di estrazione o sottrazione o distrazione, che è l’incontro fatale con un altro, sta ognuno di noi che s’è innamorato ed è diventato pietra di catapulta di marmo rosa e grigio antrace alla base del muro contro cui si rompe la testa per onorare la scommessa che l’amore ha natura scomoda d’un capolavoro la cui estrema bellezza è un confine illusorio e fluttuante la cui conclusione viene sempre rinviata cosicché esso ricomincia ogni volta di nuovo alla sua fine.
Categoria: Vitalità