differenti quartieri

15 Novembre 2015 Lascia il tuo commento

Una volta era stata la casa al sesto piano, angoli acuti tra le pareti di camere silenziose, i volumi d’aria tiepida del sottotetto, i quartieri agguerriti e indifesi. Lungo le scale col fiato che manca il diaframma si faceva sentire sempre e il pensiero nella gabbia della volontà di arrivare ‘su’ era un lupo affamato. Sono salito felice fin lassù tante volte nel ricordo fino ad oggi con le scale sulle spalle, quel cielo sotto i piedi.

Ora ci sono stanze larghe come quinte di palcoscenico. E attori di una commedia che dopo il lavoro stanno a guardare la macchina elettrica che lucida il marciapiede e insieme le loro belle scarpe. Dentro le loro scarpe sul marciapiede pulito rimangono a lungo insieme a parlare, alcuni fumando.

Quando i capannelli si aprono tutti i suoni si arrestano: sia il rumore elettrico della pulitrice che si era allontanata, sia il brusio delle loro parole. I volti nel buio quando il cerchio si apre e nessuno parla più di cose convenzionali con linguaggio convenzionale diventano differenti. Ognuno torna vicino a se stesso, come nessuno potrà mai conoscerlo.

Lo stesso mi pare accadere anche a me. Mi pare, qua, di riposare in maniera differente e che sia differente il modo di sognare e inaspettato il modo di pensare. In mancanza di altre ipotesi di cui sia consapevole penso che dev’essermi accaduto al cambiare della realtà esterna per aver trascorso un certo tempo in un quartiere diverso della medesima città.


Categoria:

monologo
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