carta di riso
“Quando il cammino si frammenta. In alternative numerose e differenti. Che ci stiamo perdendo. Una pelle segnata dalle ferite. Tagli uno per ogni divaricazione della storia. Se la perdita è dolore siamo fuori pericolo. Se è confusione e disorientamento ci vorranno ore a uscire dal sogno. Non una sindrome. Evenienze transitorie. Brevi perdite di coerenza. È il panico per il perdurare del sogno da svegli. Del trapassato onirico.“
L’indagine si interrompe qui. Il foglietto da cui traggo le notizie geme sullo strappo. Come a indicare che su quel margine di carta delicata si arresta, fino ad oggi, anche l’indagine della medicina. Tutto sta nel separare con arte e sapienza il sogno dalla veglia.
Invece tutto il lavoro si svolge, certo con chiari pensieri, ma su ciascuno dei due regni. Non sul confine tra loro.
Sottile carta di riso la membrana che li separa deve essere ogni volta dipinta da figure dei sogni. La coscienza deve concepire ed esprimerne le idee generative. Le immagini non figurate. Le ragioni indiscusse di ognuno.
L’interpretazione dice la leggiadria o la pesantezza delle ombre che muovendosi dietro la pittura del sogno hanno creato l’illusione della figura.