Born to Run Acoustic 2005

17 Agosto 2012 Lascia il tuo commento

Si sarà reso conto pensando le cose di oggi di ieri e di ‘prima’ che non siamo noi a decidere le cose da pensare. Che è tutto un aver sapore di risveglio e come niente possono arrivare altre sorprese, via via. Si sarà resa conto che è tutto un susseguirsi non decidibile di bellissime espressioni si, ma prese dove e perché…. chi lo sa.

La realtà delle cose si pone come un palco arredato. Intorno al tavolo e sul davanzale avanzano le parole: il famoso rapporto con la realtà eccolo mentre dietro e accanto alla vigilante progressione alba/tramonto puoi svolgere anche al contrario il filo della giornata. Il tanto fondamentale rapporto con la realtà in verità è abbastanza al sicuro. Però nessuno sa come nasce un pensiero o, meglio, tutto quello che si sa -e si teme- è che esso nasce nella materia. E dunque è certo che la materia ci preceda. Da cui l’enfasi -sospetta- a favore dello spirito.

Forse il mercato del rock avrebbe fatto bene alla salute mentale. Distruggere la chitarra alla fine del concerto come sacrificio di quanto di più amato si ha. Ma queste sono riflessioni poco ortodosse. Di fatto: chi stava bene sta assai bene e chi stava abbastanza male adesso sta malissimo. È la negazione del conflitto che si è creato nel tempo a fare la crisi di dissociazione, che attualmente si è nascosta nella forma meno inquietante del panico. Ma dietro c’è la paura di impazzire, la depersonalizzazione, il tentativo di compromesso ulteriore con la norma, la disperazione perché la vita va avanti. Chi stava bene migliora e chi stava male sta assai male. C’entra poco il diritto sacrosanto dell’uguaglianza per tutti. C’entra poco la consolazione dell’interpretazione come onestà intellettuale. Essa non rimette a posto le cose. La crisi non si arresta dopo le parole del setting. Prende. Impone un tempo imprecisato. La sua natura é di essere terrore e dolore insieme. Disorientamento, confusione, incapacità di distinguere la realtà esistente fuori di sé dal pensiero personale. Il pensiero diventa irreale perché sembra essere la realtà materiale esterna.

Opponiamo un intimo furore. “Born to run”, versione acustica. Chitarra e armonica. E voce. Dove siamo e dove ci stiamo dirigendo. I capelli al vento. Secondo la poetica semplice della frontiera. Eh! Il tema melodico conta. Serve a sottolineare le parole. È la passione del discorso. La passione, nel discorso, conta. Nel narrare il rapporto non dovrebbe perdersi mai, si dice. Sei un soggetto politico? Hai riconoscenza delle tue radici? Senti l’ossessione della restituzione? I testi sono gli scanner della tua stessa circolazione. Il tuo apparato cardiocircolatorio fotografato contrazione per contrazione: il cuore non viene a patti: ogni volta scocca senza dubbi. Fossi tu così. Fossimo noi sempre.

Ma nel mondo umano questa coerenza e costanza come di fatti susseguenti non è possibile perché c’è l’irriducibilità ben nota tra la rapidità fulminea della fisiologia del pensiero che si genera continuamente, e la lentezza del movimento volontario e della consapevolezza cosciente. Non è possibile essere sempre nella consapevolezza del cuore che batte. Siamo tali da perderci, non appena si abbia coscienza di noi. Quella coscienza però ci attrae comunque, e per lei rinunciamo anche allo scoccare del tempo: ci attardiamo. Ci sveglieranno gli amori con le sincopi di stupore. Ci restituiranno i ritardi con una contrazione mancata. Un ritmo ectopico che è farsi presente del cuore in una anomalia transitoria. L’imporsi di una ipotesi di un centro del ritmo posto altrove, che possiede una regolazione asincrona. Un alternanza accavallata. Due cuori in uno fanno il contrappunto per un istante, poi lasciano la pace dell’intervallo lungo. L’emozione dopo la curva. Lo scampato pericolo. La vita.

“Ti penso sempre. Tu non esisti.”

Così tutto era rimasto invisibile e dunque non ha una figura nel ricordo, ed è solo ancora immagine cioé conoscenza. Il cuore in gola dopo il pericolo mortale che non fu mai percepito. L’intervallo di un anno solo un poco più lungo. Ma solo perché cominciò un poco ‘prima’. L’intuizione non attese le ragioni dei chiarimenti. Quasi come se il tempo assoluto dei fisici potesse essere compreso: realtà fisica non materiale e condizione allo svolgimento delle cronache universali. Il pensiero verbale di tempo ‘assoluto’ ha fondamento negli interstizi di fango e calce dell’Arte della Fuga. Negli intervalli che si frappongono tra lo scorrere di un tema melodico ed ogni decisione di intervenire con un contrappunto nuovo. Pensiero condizione dell’intervallo. L’azione di fare silenzio è iniziativa non proprio cosciente. Dire tu non esisti ha ben chiara la figura che non si vuole più e che si pensa. E la radicalità del rifiuto non ha la pazzia del nulla. Soltanto tu non esisti alla necessità di escogitare ancora spiegazioni. Il silenzio è realtà non materiale che c’è. Condizione di una cronaca musicale coerente. Costrizione.

Io ero il migliore, ricordi? Ed era vero. Ma tutti avemmo un padre che non tornò più. Un giorno non tornò mai più. È l’evento ignoto. Sostituimmo figure alate. Ma il padre che non ritorna più non poté (e non volle) essere ricordato. Si tira su col naso. Si morde un unghia. Si cade e ci si ferisce. Ci si ustiona distrattamente. Distrattamente perdemmo i soldi. Pienando il mondo dei nostri atti mancati procediamo. Briciole di Pollicino. La festa del grande ritorno allontanava e impediva. Lui torna sempre. Non è vero. Torna ma ogni volta non é più lui. Quello che torna ha storie sconosciute. Occhi diversi. L’Arte della Fuga non racconta di una assenza definitiva, di una serie di allontanamenti. Dice di ritorni continui, di un amplesso interminabile. Dell’amore appassionato per il tuo corpo che è un solido infinito. Ma precipita tutti nel mondo esterno. Al centro eccentrico del problema. Sempre un poco al di fuori della previsione.

La natura fisica della realtà non materiale del tempo ci rende inattendibili. Ci aspettiamo, gli uni gli altri, fermi e un poco romanticamente stupidi come i pali del telegrafo lungo un’autostrada nordamericana. Siamo collegati dal contrappunto della separazione. Gli spazi fanno il pensiero della vicinanza. La musica rivela la verità.

“Mentre ero là io per te non esistevo.”

L’amore non ha sempre la forma-canzone. Rivendicazioni formali successive ci hanno tolto -e anche hanno ampliato- possibilità. E la sonata e il concerto e la sinfonia lo scherzo la fuga l’improvviso e infine l’intermezzo non bastano più. L’idea dell’esposizione del tema, della variazione del tema in un tema differente e la ripresa finale non garantiscono più nessuno con la loro illusoria capacità di ritornare all’inizio.  Il Grande Ritorno non è necessariamente un valore. La proposizione inaugurale, la ripresa del discorso, il suo svolgersi secondo una variazione in una continuazione gradita e prevedibile. I cardini. La possibilità dell’identificazione con una forma.

Ora, da un anno e poco più, l’onestà non si confonde più con la coerenza che non si confonde più con l’obbedienza alle attese. Non tornò sempre più da una certa volta ma tutti finsero di non accorgersi. Poi dovremo pur uccidere pensammo. Non proprio ‘pensammo’ le figure della sceneggiatura. Fu una intuizione. Una attività psichica di intelligenza cui corrisponde la consapevolezza del pensiero verbale che

“Il ‘tempo’ assoluto è la natura fisica della realtà non materiale”.

Il pensiero verbale della coscienza del tempo contiene una possibilità assoluta di nominare la realtà non materiale del pensiero come

“L’esistenza di una generazione intera di condizioni poste dalla biologia cerebrale alla propria funzione”

Poi c’è l’identità cioè una condizione ‘costante’ della funzione del pensiero. Un assoluto quiescente disteso sulla superficie della durata e una implicazione come farina nell’impasto del pane. Identità come condizione posta una volta per tutte: forse un ideale, solo l’ideale auspicabile di una tale possibilità. Estensione dell’ idea che in fondo potrebbe essere così. Il tempo è condizione continua e assoluta di ogni pensiero: per esempio ogni volta che ti parlo per dire “sei bella”. Diversamente dal tempo, il sempre è tempo contingente e particolare: condizione distesa, mia idea soggettiva, al contrario che assoluta, auspicata per noi da me.

“Per sempre”

E’ un augurio: come leggessi le viscere della vittima sacrificata e arrostita. Il vaticinio era una scienza alle falde degli altari votivi. Parole cotte ai bracieri dei banchetti d’amore e di guerra.

Adesso gli amici di sempre capiranno, dopo un lungo periodo, che l’intuizione è pensiero puro in quanto, essendo anticipo, è tempo in improvvisa ingenua discordanza col tempo universale? Che l’intuizione composta di quel tipo di tempo improvviso e condensato contratto e precipitato è ingenua e pura e assolta (assoluta) dall’obbligo della coerenza. Una condizione in sé unica, del soggetto singolo, ma assoluta e universalmente innocente poiché il soggetto, io, adesso, l’ho messa a cuocere per illuminazione alla radiazione di fondo sulla soglia del mondo naturale.

Il tempo individuale assoluto è condizione di decisione che fa scricchiolare i portali dei cunicoli spazio/temporali e apre le imposte agli eventi occasionali. Capiranno se dico

“Non esistete più oramai che sempre vi penso” …?

Come quegli amanti che non sanno lasciarsi per l’angoscia di abbandono, forse non potranno farsi una ragione. Se essi non esistono come posso sempre pensarli. Come quegli amanti -che non si amano più ma non si separano definitivamente per il terrore di non potersi controllare vicendevolmente- sceglieranno di odiare una possibilità di libertà non spiegata. Perché pur non capendo nulla però l’amicizia assicurava la mediocrità reciproca e la bontà condivisibile.

Tant’è: la compressione del passato nell’intuizione di un anno fa si è posta di fronte tutti questi giorni in cui il linguaggio è definitivamente cambiato. Non importa più adesso neanche se hanno capito. Il pensiero non avendo unica forma di canzone. La composizione musicale dell’accompagnamento si articola in pochi accordi, mentre la linea melodica si svolge ma non si registra sopra di essi.

Il pensiero scritto rispecchia lo svolgersi di eventi fisici della biologia che continuamente vive. Non è una evoluzione poiché non ha idea di salvezza o fine ultimo. Non si ha un pensiero che precede l’azione fisica della materia. Il tempo è una condizione fisica della massa ma in sé esso ha natura di realtà non materiale. Che ci avvicina alla comprensione dei singoli atti di pensiero verbale e della illusoria continuità della coscienza. Il pensiero svolge la scrittura delle scoperte scientifiche come formule matematiche e letteratura teoretica. Alla base la compressione del passato e del noto fonda nell’anticipo un tempo nuovo.

Poi, nello stupore di una pausa lunga, la vita viene trasformata in una vita diversa.


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