audacia degli amori ultimi
Nella natura umana la natura prende atto di sé. Un primo sguardo. Un balbettio assonnato.
Api su seni monumentali. Per un anno. Poi ragazzini come capre testarde lungo i crinali scoscesi.
Tredicenni, l’orologio al polso, il tempo in granelli di secondo. Dunque spiaggia che scende al mare.
Il conto alla rovescia. Dalla terra alla luna e ritorno. Il primo orgasmo. Il sonno.
Per parlare a lei, dopo quella prima volta, il pensiero deve lasciare la lingua madre.
Cinquantadue anni fa. Vento alla medesima curva. Il primo amore una costa lontana.
Passo pedalando sudato la linea di non ritorno. Oltre non c’è nostalgia.
Sull’orizzonte marino l’eco delle indie si sprigiona nel grido di un gabbiano.
Si è spinto alla mia nave con l’audacia dell’amore che sa d’essere ultimo.
Le passioni con i nativi sono baci in cambio di vetri colorati.
Il verde-azzurro scuro della pineta sullo sfondo è il segno di un inconscio da definire.