ascolto, comprensione, interpretazione

31 Ottobre 2019 Lascia il tuo commento

Vita quieta ha il mare di certe mattine. Silenziosi e leggeri andammo dall’acqua alla strada lagunare. Camminando sotto la benedizione di certi profondi sospiri dei quali fu testimone solo la ragazza della pasticceria traboccante di bomboloni traboccanti a loro volta di crema che poi ci finì sulle labbra e poi ci scivolò addosso e tu sorridesti e, abbassati gli occhi per verificare il danno sulla camicetta bianca, mi implorasti muta di restare così per sempre e io figurati -che già da ore mi ero disposto all’eternità per quello che è l’eternità della biologia- facevo si sì sì con la testa perché la crema traboccava anche dalle mie labbra e non ti toccavo e però eravamo assolutamente inseparabili sullo scalino della vetrina di là dalla quale la commessa oramai rovente di forno figliava sorrisi ipercalorici per il popolo barbaro che sarebbe calato dietro all’avanguardia che eravamo noi due crociati invasati di fuga dal mondo occidentale invasati dalla necessità di compiere poi certe altre incruente stragi di noi l’un l’altra.

Avemmo quella notte consapevolezza per la prima volta del potenziale di felicità che si annidava nei minuti sradicati alla base dell’albero smisurato dell’insonnia condivisa e ci fu chiara la duplice missione da portare a compimento che divenne non finire più di commettere ingenuità fatali e spargere tutto il sangue possibile.

Noi là e allora non scambiammo una parola sicchè era necessario questo odierno scrivere che incarnasse quell’evento finora indicibile restituendolo alla natura mortale degli uomini e strappandolo agli eventi ideali ma irripetibili

Porto alla luce quella notte. Completo l’operazione d’affetto e mi rivolgo all’amore di chi legge perché trovi la scandalosa pietà per questa scrittura e nell’assoluto silenzio della mente -identico al mutismo di quella notte- esprima la potenza di un gesto di lettura che possa portare via tutto quello che fu.

Perché tutto possa di nuovo accadere.


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