arte della linea
Il pensiero di te si genera in tua assenza. In quei casi si incarna nelle cose che ho attorno. Nei mobili, prima. E nei muri. Poi in ogni piccolo arredo. Infine nell’aria. Diventa la mia immobilità che si specchia nel silenzio di quei momenti.
Allora la biologia cerebrale fa il pensiero di muovere la mano sul foglio bianco per disegnare due figure con la penna ad inchiostro. La linea che unisce e separa simultaneamente due figure ricrea con il nero la tua presenza accanto a me.
La biologia della nostra specie realizza il pensiero come azione simultanea di aggiunta e sottrazione. Viviamo il versante della pienezza e della mancanza perché sappiamo disegnare ciò che manca.
Attraversiamo giorni e giorni lontani dall’amore e da ogni gradevole risultato e da qualsiasi minimo ottenimento perché siamo capaci di disegnare i confini delle nostre modeste figure. Di fare i conti con la nostra non implacabile determinazione.
Ma grazie al cielo, seppure sappiamo di non essere gran che, tuttavia teniamo in vita dentro di noi il versante possibile e non deludente di tutto e di tutti quelli che potrebbero ancora arrivare.
Addirittura io immagino che il pensare, per gli esseri umani, sia questo coniugare i modi della vita in due forme avverbiali ingenuamente incorruttibili.
‘Sempre’.
‘Continuamente’.