anselm kiefer e quentin tarantino

1 Febbraio 2016 Lascia il tuo commento

Anselm Kiefer (riproduzione vieteta)

Anselm Kiefer (riproduzione vieteta)

Dialogare sulla scena. Scegliere il proprio angolo. Anche tacere. Anche non parlare. Essere la figura della coscienza silenziosa. Della decisione consapevole di tacere che trae però la propria soddisfazione (voglio dire: il sapore della propria rilevanza) da un non meglio definito senso, o da un coesistente piano di diverso significato.

La pellicola in 70 millimetri, analogica, monumentale, con la quale Tarantino ha girato gli interni del suo ultimo film. La trovata tecnologica magnificente trasforma tutto il film in una scenografia di teatro: comunque maestoso. Gli uomini gesticolano intabarrati in pelli d’orso di cento chili tra fuoco neve e fumo di fuoco e di fiato.

Quasi inevitabile pensare le origini e guardando lontano indietro attraverso la lente del far west,che ingigantisce quello che ancora allora sopravviveva dei riti tribali, si è di fronte all’homo sapiens, forma di mutazione comparsa all’improvviso 50.000 anni fa e restata intatta finora.

Dialogo dal mio angolo. Senza parlare recito la figura silenziosa. La coscienza di me mi è ben presente e vorrei parlartene, scrivo rivolto alle ore che ti vedrò. Ma non sarà possibile. Sorriderò entrando nella stanza. E ti sorriderò trovandoti in cima alle scale. Tutto sarà in quel trovarsi.

Amore mio coprimi il viso col mio bel maglione di lana. Questo penso all’idea di te. Dal colore ai giorni uguali con gomitoli blu elettrico al bordo del campo magnetico. Anche questo aggiungo. Che non dirò perché vedi, già se n’è andato in aria, via con tutti i pensieri di passione. Con tutte le cose generose da dirti.

Ora: chiudimi le palpebre e aiutami a dimenticare gli errori. I mutati prendono vantaggio. In ogni generazione la bellezza del nuovo cresce in modo esponenziale. Guarda il cielo notturno dopo la fatica e parla al cielo. Ognuno se la intende con le cose secondo un proprio modo. E poi se la intende con gli altri, fondando una originaria socialità su pochi cenni d’intesa.

Equilibrando per simmetria “Hateful Eight” guardo le opere di Anselm Kiefer che urla e muggisce con voce angelica, con voci angeliche tra alto e basso e tra primo piano e presente e infinito e infiniti sfondi.  Uno che ha trovato il coraggio e misura il mondo con l’unità di misura di superfici di straordinarie dimensioni. Che promette esageratamente.

Come un amante che pretende di strapparti via dalla tua vita di tutti i giorni con l’incosciente promessa di farti felice…


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