anatomia della pittura murale che raffigura l’amore ‘impossibile’!

16 Novembre 2019 Lascia il tuo commento

Le tue grandi ali si imprimono qua. Sui muri. Tu avevi staccato metri quadri di intonaco, e li avevi portati via con te, mesi fa: neanche ricordo quanti, adesso che lascio irrompere tutto attraverso il muro di luce degli anni! Ma chi ci poteva credere ad un ultimo amore in un mondo di cretini che ho sempre avuto intorno. “L’amore” -te lo sbattono bene in musica e atti e parole- “viene generalmente murato vivo”. 

Ora ecco, in una opposizione fuori di metafora, l’amore esce dalle tue dita, si stende sulle cose: e fa paura tutto questo volume di umanità.

Come hai fatto a versare tutto questo sangue? A restare bella sotto i metri cubi di vernice della tua folle rassegnazione alla solitudine? Come hai fatto a filare la bellezza, dalla matassa di pietre e musica del mondo quotidiano?

Fino a ieri non c’era quasi niente. E ora sulla materia si vede tutto l’amore di cui sei capace e che useresti se fossi libera.

Io deliro che tu hai dipinto sul muro il sangue mio che si era rappreso -in altrettanti anni- in chiacchiere necessarie a non dire in faccia a tutti le cose che avrei detto mi fossi sentito libero di dirlo.

Perché pure io ho le mie responsabilità nella permanenza rituale delle azioni sociali che rinchiudono l’amore in una cripta.

Non sapevo che non basta la bellezza alla rivoluzione. Servono, a rianimare la bellezza, la grammatica, la voce, l’agire pratico: cioè, almeno la biologia del movimento accaldato che mi spinge fino al bar dove mi aspetti ogni mattina.

“La libertà verrà nel discorso di parole adatte”.

Questo sognavo dunque poche ore fa mentre farneticavo con te di passione. Mi osservavi sperso e trasognato nel salone grande, le cui lussuose pareti erano un caffè, una pasta, un cucchiaino lucente…. e tre grammi di zucchero bruno.

Ero spaurito tra quelle architetture monumentali, nei palazzi dell’amore, che alcuni sanno costruire ogni volta dal niente per consentire, a se stessi e al proprio amante, il traffico di sorrisi e di altri attimi in genere smisurati se accostati alle anguste proporzioni del quotidiano.

Un minimalismo erotico presiede la persuasività  di un “buongiorno” che è rivelazione d’essere innamorati. Una sola parola è la gloria di un salmo che aleggia dal fondo buio di una grotta.

È la mano leggera che tesse il filo di lana della carezza di un cieco, sul corpo del suo amore che è cieco anche lui. E non gli interessa un troppo chiaro ‘vedere’. Dal che si potrebbe dedurre che la bellezza non è oggetto per voyeuristi.

Tu hai portato, giorno dopo giorno, grani di intonaco colorato. Hai decifrato dal muro la voglia. Hai scritto in una grafia solo cromatica, che nasce dalla rinuncia alle linee ortografiche: “…ero sola ora non più.”

E, anche se hai tralasciato di scriverle, io ho letto queste altre tue parole: “Non lasciarmi andare via, perché sarei uccisa senza di noi.” E ti sei lasciata cadere.

Io ho aspettato che la salute tornasse in te. Eccomi, nell’istantanea, con te tra le braccia: ma non è semplicemente il tuo corpo che sostengo: è il tormento di sentire e volere per me quei tuoi torrenti di sangue.

Gli abbracci! Le reciproche rianimazioni.

Sei rinata come mia priorità. Ho pronunciato il mio “…ti amo..” nel corso della cerimonia rituale di ingresso nel mondo degli affetti pubblici. La presa di responsabilità che gli esseri umani si assumono da sempre per inaugurare il progetto di fondazione delle città del futuro. 

Così anche stamani, in questo inizio, in questi segni, muore ogni attività della mano che si arresta per realizzare, con l’immobilità, il silenzioso spreco ossidativo che presiede il pensiero di noi.


mai più - 3
persuasione

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