accordi di appartenenza e terremoti
Prendi possesso di me. Bisogna dimostrare come dovevano andare le cose. Tu con me è come dovevano andare. E siccome, non si sa come, così non erano andate, da che avrai preso possesso di me andranno secondo il loro giusto modo.
Per questo ugualmente e simmetricamente anche tu, dall’altra parte di noi, nel volere che io ti appartenga non fai che aiutare le cose a riprendere il loro modo.
Una relazione che compie il riconoscimento della propria necessità aiuta il mondo a riparare ad una disarmonia e ad un ritardo.
Tu con me ed ecco che il mondo riprende a girare senza sforzo e il vento smette di soffiare male e il cielo schiarisce e le acque tornano come uscita dalle mani di Dio precise in rapporto alla terra e tutto quello che c’è ha giusta disposizione tra le sue parti…
Non voglio esagerare ma… chi lo sa se il riconoscimento tra i protagonisti di un rapporto non provochi riparazioni più ancora generali: che so, sulla costituzione delle stelle. Sulla colorazione. Sulla composizione delle comete.
Una certa pietà prenderà alla fine la materia stessa delle rocce degli strati fondi della terra cosicché perfino i terremoti con scosse di tacito avvertimento ci lasceranno andare ai campi sciamare con brusii di grande dispetto ma mai più restare schiacciati.