abat-jour e fari nella notte (monologo 4)

27 Novembre 2015 Lascia il tuo commento

Il faro gira acceso. La mano di luce spazza acqua e nebbia. La nebbia si colora di nero. La mano si stende all’infinito. Infinito è dove non vedo più cioè precisamente è un margine non percepito assai consistente. È un fondo, un luogo in cui il pensiero coerente di un mondo esterno non può esercitarsi. Tutti insieme i miei punti sensibili reagiscono allo stimolo del loro spegnimento.

Dunque mi sono spinta fino alla spiaggia e al faro e poi lungo la mano nella nebbia al confine della visione fisica della luce. Il mio viso sulla la tua spalla è la mia vita intera: l’ultimo pensiero cosciente e distratto di me con te accanto. Il buio e il silenzio sono il confine. Alla frontiera della luce e del suono è la percezione dell’assenza. La perfezione della vita umana si realizza negli istanti prima del sonno.

Mi accendo per te ogni notte. Dovunque mi trovi.


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