A little wednesday afternoon joyful art…

2 Luglio 2012 Lascia il tuo commento

Arte gioiosa

Purché sia uomo si può. Ma è un poter accadere soprattutto. Non un possesso e una conquista.

L’ottenimento, nelle cronache dei paesi costieri, è all’ingresso e nel transito. È tenere nel muoversi. Nelle terre costiere il susseguirsi delle maree e l’eternità delle onde separano il tempo con i ritmi estremi. Purché sia uomo si può.

Resteranno ogni volta sabbia, conchiglie, impronte, rossori e sale. Ma purché sia uomo non rappresenta una confusione e neanche puro adattamento. Si dice e si è convinti. Si ha la convinzione e si dà. Il senso del dare è forte nel concedersi di compiere gesti di passione. Nel pensiero è tutto un ricordare cose diverse.

Mentre ci avviciniamo lentamente le cronache nella mente rievocano quasi tutto. Le parole che si dicono nel prendere e scambiarsi abbracciati sono conferenze di più di un lettore di romanzi e dizionari che declamano contemporaneamente nella piazza.

La memoria concentrica crea prima il rumore dei fili di pensiero poi il silenzio. Il tendone del circo è sempre pieno di gente. Nei territori di costa ci muoviamo come il pubblico illuminato dal fuoco centrale dei giochi e dei salti: il mondo fuori non potrebbe distinguere altro che approssimazioni di figure.

E così, per questo, è difficile spiegare. Perché già in quell’agitazione che è anch’essa una marea, esistono tante occasioni di vicinanza e scambio e discorso. Bisogna capire, interpretare in quel preciso ambito di amore fisico caotico di folla sotto le grandi tende, ogni affermazione testimonianza e logica conclusione.

I medici che si sono messi a chiarire la mente dalla parte del colore stanno lentamente abbassando le braccia. Pare che risulti evidente un modo molto complicato di fissare, sciogliere, rilegare e ricostruire i ricordi. Una invenzione non corrispondente al vero è la vera natura della testimonianza. Il giuramento è sempre uguale: formule.

Esso precede tutti i nostri scenari. Purché sia un uomo. Poi ci si muove nel sogno. Come potremmo fare a sapere, in base all’esperienza e alla memoria, che città può costruire? Diciamo, prima: “Mi piace”. Anche quando è pericoloso: perché abbiamo ricostruito il passato con l’esatta esclusione di tutti i dati che avrebbero potuto attribuire elementi di rischio a quel desiderio. Così sbagliamo con la più grande innocenza.

Ed è nei primi momenti dopo che tutto è successo di nuovo che si buttano giù alcune testimonianze: il diario. Le cronache del clown senza un preciso vestito che chiarisca la propensione e il mestiere. Grande volto e guanti giganteschi e scarpe da qua alla luna. Disegno centrale dell’esperienza uguale all’omino sensitivo tutto viso labbra mani e piedi che quasi è senza gambe e braccia ed ha un toracino smunto e non si saprebbe dire se abbia coscienza di quella propria buffa costituzione.

L’hanno disegnato lungo una circonvoluzione cerebrale i medici che ricercano il pensiero sulle tracce del colore. Aree rosse blu violette verdi e arancioni e ognuna, tutte cioè, pallide o accese. Focolari che bruciano lo zucchero con l’ossigeno in modi tempi e intensità differenti facendo del disegno anatomico una espressione puramente pittorica. E della scienza uno sforzo indispensabile di azzardo.

Purché sia umano si può.

È tutto cambiato dunque.

Identità sessuale e umanità sono paragrafi nuovi. 


Almost blue
biciclette a vela

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