a chi potevamo nuocere?
Avevo pensato di non meritarti e che avevi operato la scelta dolorosa e virtuosa di rifiutarmi.
Adesso ti compiango perché ero comunque il meglio per te.
Poi non hai più avuto che onore e tristezza, raccontano. E che fosti esempio di onorabilità.
Ma onorevole com’eri stimata, essendoti distolta da me, subisti comunque l’imprevisto abbandono.
Avesti una vita triste, seppure opportuna: adeguata ai canoni della tua setta culturale.
Io restai ingenuamente certo della mia viltà. Ma eri tu a fuggire seppure fossi l’unico per te.
Tu trangugiasti il tuo dolore come cicuta. La tua morte come sintomo di guarigione.
Si criticava la nuova cultura con un amore che non provvide all’invidia verso nessun altro, noi due.
Quel due fu dimezzato. Io restai metà imprecisa di un ramo. Metà di una coppia è un unità diseguale.
Cerco fuori della giustizia o del campo dell’onore. Mi interessa la natura del pensiero. A chi potevamo nuocere?