reciprocità
Scrivo di ombra e sole sotto il lembo meridionale dell’ombrellone grande già sistemato dai proprietari per l’estate che si preannuncia.
Anche solo per raccontare il confine sul marciapiede è necessaria tanta cautela.
Spiegare una transizione tra stati fisici implica che si sia restati assorti in noi prima e dopo un abbraccio un po’ troppo caloroso.
Se mi viene da dire così è perché si va sempre a finire alle metafore d’amore per chiarire gli stati di natura.
Chiarire qualsiasi evento con metafore di passioni, d’altra parte, non è poi chiarire anzi, è dilatare il significato di tutto.
E si accerta che qualsiasi linea è una bella invenzione, una buona idea: ma non è sottile come appare.
Siccome i confini hanno la loro bella comodità di poltrona è illusorio protestare che ci saremo schierati ‘una volta per tutte’.
In più con il tempo le linee si muovono. E in ogni istante appaiono di spessore incerto.
Dunque: sotto questa ombra -che evita il ribollire eccessivo dell’amore per le metafore- ti prometto che
‘se non diventerò stupido all’improvviso saprò stare in me muto a non perdere niente del bello di te….’
Si parla a sproposito quando è arrivato il momento di fidarci specialmente del nostro reciproco tacere…