reciprocità

22 Marzo 2019 Lascia il tuo commento

Scrivo di ombra e sole sotto il lembo meridionale dell’ombrellone grande già sistemato dai proprietari per l’estate che si preannuncia.

Anche solo per raccontare il confine sul marciapiede è necessaria tanta cautela.

Spiegare una transizione tra stati fisici implica che si sia restati assorti in noi prima e dopo un abbraccio un po’ troppo caloroso.

Se mi viene da dire così è perché si va sempre a finire alle metafore d’amore per chiarire gli stati di natura.

Chiarire qualsiasi evento con metafore di passioni, d’altra parte, non è poi chiarire anzi, è dilatare il significato di tutto.

E si accerta che qualsiasi linea è una bella invenzione, una buona idea: ma non è sottile come appare.

Siccome i confini hanno la loro bella comodità di poltrona è illusorio protestare che ci saremo schierati ‘una volta per tutte’.

In più con il tempo le linee si muovono. E in ogni istante appaiono di spessore incerto.

Dunque: sotto questa ombra -che evita il ribollire eccessivo dell’amore per le metafore- ti prometto che

‘se non diventerò stupido all’improvviso saprò stare in me muto a non perdere niente del bello di te….’

Si parla a sproposito quando è arrivato il momento di fidarci specialmente del nostro reciproco tacere…


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