da allora
venerdì 16 agosto 2013

Dunque anche volendo. Io che sto avanti. Che ho capito. Che posso esprimere chiaramente valori dati. Tu che ti sei rannicchiata nella tua grotta scura. Pensando (essendo certa) che la verità sarebbe venuta verso te da ‘fuori’. Poi tu eri la verità stessa. Sei uscita dalla grotta. Resuscitata dalla caverna. Ora non servo. Non più. Che ruolo ha uno così. Che non serve al momento. Ora è certo che si parla da dentro. Dal cuore del problema. Non c’è obiettività. Si esce dalla grotta. Si raccontano i ricordi. Prima di Platone. Evitiamo riproposizioni. Soggetto-verbo (transitivo)-complemento. Prima della generazione dei riflessivi (illuminarsi, per esempio). Evitare di entrare in contrasto con la nostra esistenza. Mi inventerò altro. Nomi. Topografie. Un cedimento. Stare in confidenza. Tentare. C’era la piovra al fondo. Che fare? Insistere no. Volgersi. Di nuovo. Ad un nuovo. Lei che nei secoli recitò l’amore per bocca dei cantori. Era teatro. Eppure mi ha convinto a riprendere. Ho afferrato i suoi fianchi. Un maschio capisce che dico. Lei non ha avuto da replicare. Ha riempito i polmoni inspirando. Le mie mani attorno alla vita sua. Un turbine arruffato di colombe in aria. Ho fatto quello che si doveva. Insistente. Senza rispetto per non offenderla. Il movimento agitato delle ali è restato. In aria ce ne sono numerose testimonianze. Ma non c’è nessun giudice. La giustizia deve tener conto. E il giudizio è una guerra. Le parabole delle bocce di acciaio a Parigi sono allegorie della battaglia sindacale tra la potenza arbitraria degli amministratori e l’inerzia passiva degli uscieri ministeriali e degli scrivani d’Aula. Il palazzo di Giustizia si illumina come una torcia. Di fuoco greco. Il Presidente del Tribunale fa il valzer con la segretaria della cancelleria. Le cause in sospeso sono al soffitto. L’amore è un precipizio di incartamenti. Nell’oro della polvere sospesa ci scappò un bacio di risarcimento. Feci finta di niente. Imperturbabile seguitai a sognare. Da allora taccio. Per il gusto dell’intimità. Per avere in premio del riserbo la donna più bella. Nientedimeno.