eserciti nello specchio del bar
“È abbastanza.” così io.
L’orologio ha misurato il tempo. Ne ha tenuto memoria. Ha enumerato. Misurato differenze.
L’orologio ha finito di girare attorno. Il pensiero non è più coazione. Io che protestavo l’amore. Infantile. Accalorato.
Intorno alla materia gli stati d’animo svoltano identici a soldati attorno ad una bandiera nuova fiammante
Noi dal tavolino del bar guardavamo l’incedere dell’esercito. “Sei sorgente della mia infezione” così io.
Subito hai appoggiato le dita al mio braccio. Il mondo sbattuto nella macchia rosa della parete.
Le emozioni possono diventare lacrime. Il muro può assorbire l’umidità. Prosciugare la volontà. Io non scrivere più
Tutto sta che si riesca a concepire un mare ai piedi del tavolo. “Non ho scritto abbastanza?” Così io
E tu: “A me basta la tua esistenza.”
Il tempo si conta a misure di stoffa di sartoria. Smoking da sera. Vieni a vedere gli eserciti nello specchio del bar.
Le tue dita a sfiorarmi. La meridiana. L’anello dell’alleanza. Il mondo. Una macchia di sale. E altra materia. Inesauribile.
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