mugugni

4 Settembre 2019 1 Commento

Amore forse non capirai i miei mugugni. Gli estremismi verbali. Ma è come se tu mi avessi mostrato un tuo quadro e io avessi compreso l’inutilità delle mie parole. Farfugliando imbronciato e confuso mi sono addormentato sulle colline sui bassopiani sulle spiagge sui fili spinati sui campi d’erbe medicinali sul piano del mondo di legno intonacato di gessi e vernici e tinte e tempere mischiate a colle e stucchi sabbiosi nel ricordo evocato di un profumo che stordisce.

Mi sono svegliato diverso. E non è più possibile tornare a ieri. E se dico che niente più mi piace è solo un dovere cui sono costretto da una mia sensibilità estetica ed è forse soltanto un fatto privato, l’obbedienza alla bellezza. Alle tue peculiari qualità.

Vorrei che tu cogliessi, nello sgarbo dell’eccesso, la piega un po’ beffarda sul volto di uno che non vuol saperne di intraprendere la rassegnazione.

Il mio dolore non è malattia e non è infelicità. È la fine bruciante dell’anestesia. È la vita che torna e che protesta. Vorrei trovarti ancora domattina e riposare l’insonnia sul tuo sorriso. Torno a invitarti da qua. Un caffè. Se ti va.


aeree migrazioni
un futuro indimenticabile

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