insofferenza dei pedanti alla necessità

11 Gennaio 2019 Lascia il tuo commento

Su cartoline scrivo i paragrafi che dovrò contenere, prima della conclusione, in una sola parola sul dorso luminoso del rettangolo postale. 

Il deserto, il mare, il campo cui facevo riferimento con le corse a perdifiato, l’occhio curvo della rana resuscitata: sono per me unico orizzonte. 

Alla fine sto lasciando progredire la vita piena. Si fa avanti. Conclude perentoria:

“Lasciati amare”.

“Ma è la cosa più difficile” Rispondo. 

“Presuppone la certezza che tu sia buona. Presuppone la nascita come fondamento. Lasciarsi amare è l’azione di un sapere che non è refluito ancora nella parola che lo definisce”. Penso muto.

Quel ‘fondamento’ si riscontra nella modulazione fine del movimento della scrittura cui mi risolvo.

È invenzione. Non proprio arte. Ma basta a determinare, nei pedanti instupiditi dall’odio, la domanda: 

“Chi è questa Lei cui mandi i messaggi?”.

“Necessità” rispondo. 

Non mi sembrano soddisfatti. Privi di una base emotiva stabile ogni risposta affoga in quelle sabbie mobili. 


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sentóre di pineta
benedizione delle nostre passeggiate

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